Famiglie di Potenza scrivono a Mattarella: “Nostre vite travolte da una vicenda giudiziaria che dura 45 anni”
La vicenda che ha coinvolto, loro malgrado, i soci della Cooperativa edilizia del quartiere Murate
“Signor Presidente, nell’indifferenza
di tutti, si sta consumando da tempo nella città di Potenza, un atto di
inaudita ingiustizia nei confronti di persone, che hanno il solo torto
di aver voluto assicurare una abitazione per se e i propri familiari e,
di essersi fidate delle proprie istituzioni pubbliche.
Gli scriventi, appartenenti alla Cooperativa edilizia Apollo 1 di Potenza, dopo aver portato a termine i lavori di costruzione dell’edificio sociale e le relative opere di urbanizzazione insieme ad altre Cooperative, sono stati informati, attraverso un’ingiunzione del Tribunale di Potenza, che gli atti amministrativi predisposti dal Comune nel 1975, per l’assegnazione dei suoli, erano inficiati da vizi di legittimità e quindi annullabili.
Gli scriventi, appartenenti alla Cooperativa edilizia Apollo 1 di Potenza, dopo aver portato a termine i lavori di costruzione dell’edificio sociale e le relative opere di urbanizzazione insieme ad altre Cooperative, sono stati informati, attraverso un’ingiunzione del Tribunale di Potenza, che gli atti amministrativi predisposti dal Comune nel 1975, per l’assegnazione dei suoli, erano inficiati da vizi di legittimità e quindi annullabili.
Dopo un lungo iter
giudiziario, che vedeva come attori l’Amministrazione comunale, le
Cooperative e il proprietario dei terreni, la Corte di Appello di
Potenza nel 2006, individuava il Comune, quale unico responsabile
dell’occupazione abusiva dei suoli, e lo condannava al risarcimento dei
danni. Così giustificava la propria decisione: “l’occupazione…è stata
originata dalla colpevole condotta amministrativa del Comune di
Potenza”. Le Cooperative non potevano saperlo, e pertanto non potevano
tornare indietro, dice ancora la Corte, perché gli atti considerati
illegittimi sono stati impugnati al Tar, solo dopo che gli edifici e i
lavori di urbanizzazione erano stati ultimati. È da tale sentenza, resa
definitiva dopo che il Comune ha rinunciato al ricorso in Cassazione,
che occorre partire se si vogliono comprendere i termini di una
questione, che ormai si trascina da quasi mezzo secolo e, che vede
coinvolte ben 65 famiglie. Non numeri, ma persone reali con i loro
figli, che non solo hanno dovuto affrontare sacrifici per sopportare le
spese di edificazione, ma anche quelle legali e di amministrazione della
Cooperativa.
Quarantacinque lunghi
anni di rabbia, di snervanti attese, che hanno creato disgusto e
avversione verso organismi pubblici, che non sono stati in grado di
tener fede alle loro prerogative istituzionali, né tantomeno assicurare
una rapida e coerente soluzione a un problema, che essi stessi avevano
procurato.
Contrariamente alle
nostre aspettative, che confidavano in un doveroso atto di riparazione,
il Comune di Potenza, con un atteggiamento di ostentata indifferenza e
facendosi beffa dei nostri sentimenti e delle nostre angosce, acquisisce
al patrimonio i suoli edificati, e rivendica il loro pagamento al
prezzo corrente di mercato. Di fatto chiede un importo equivalente al
risarcimento dei danni versato al proprietario.
In tutto questo, si
avvale della citata sentenza della Corte d’Appello, che dopo aver
annullato tutti gli atti precedenti, non fornisce alcun chiarimento in
merito alla proprietà delle superfici in questione, nonché di una
sentenza del Consiglio di Stato, che ribalta una precedente pronuncia di
illegittimità del Tar Basilicata, su opposizione delle Cooperative
stesse.
La ricerca di
giustizia e, forse più che altro l’insostenibilità economica delle
richieste, troppo onerose per chi ha dovuto far ricorso a forme di
edilizia agevolata e non al mercato privato, porta la Cooperativa a
rifiutare gli inviti al pagamento dell’Amministrazione e ad
intraprendere le vie legali, per chiedere un legittimo risarcimento dei
danni subiti, per evidenti responsabilità del Comune.
La fase processuale,
come è ormi prassi comune nel nostro paese, nonostante siano passati
otto anni, continua a versare in una situazione di stallo. L’udienza
conclusiva è rinviata più volte per il ripetuto cambio del giudice e per
la mancanza del rappresentanza legale da parte del Comune di Potenza.
La prossima udienza è fissata per luglio 2020.
Sono tanti, nel
frattempo, gli interrogativi che non trovano una risposta e che
alimentano dubbi e perplessità. In particolare ci chiediamo: perché
gli atti considerati illegittimi sono stati impugnati solo a
completamento dei lavori, e non nel momento della notifica
dell’esproprio? Perché una istituzione pubblica, nel prendere atto dei
danni compiuti a causa delle proprie inadempienze, non ha cercato di
favorire una soluzione equa, capace di venire incontro alle esigenze di
cittadini, che sapeva estranei ai fatti imputati?
Perché suoli in
origine agricoli e posti in un territorio scosceso, poco produttivo ed a
rischio idrogeologico, sono di fatto valutati al valore di mercato?
Perché non si tiene conto nella determinazione del prezzo, che il suolo
era stato già pagato al Comune e che il suo valore attuale è frutto
delle trasformazioni realizzate a esclusivo onere delle cooperative?
Spetta solo a noi pagare per gravi inadempienze amministrative, che
nessuno si è preoccupato nel frattempo di accertare e perseguire? Siamo
forse vittime inconsapevoli di qualcosa che si vuole coprire e di cui la
città intera potrebbe vergognarsi? L’intero quartiere, intanto, si sta
svuotando, molti di noi non sono più in vita, tanti sono in età avanzata
e alberga la sensazione che per noi non c’è stata giustizia e non ci
sarà più giustizia.
C’è la paura di
lasciare in eredità ai figli, quasi tutti lontani, non un bene ottenuto
con i sacrifici di una vita di lavoro, ma un’eredità pesante che porta
con sè altri sacrifici, tensioni, spese e mancanza di futuro.
La vicenda delle
Cooperative della città di Potenza non può essere ridotta ad un
contenzioso tra parti in disaccordo. Essa solleva un problema di
malagiustizia e di un malfunzionamento delle istituzioni pubbliche nel
nostro paese, la cui responsabilità va al di là delle specifiche
situazioni, delle persone, dei territori e delle forze politiche al
governo.
Siamo stanchi di
lottare, ma non vogliamo arrenderci per sfinimento. Non chiediamo da
Lei, signor Presidente, una rassicurazione formale, una benevola pacca
sulle spalle, né tantomeno l’individuazione di eventuali colpevoli.
Chiediamo che i fatti evidenziati siano vagliati dalla Sua esperienza
politica universalmente riconosciuta, perché possano essere assicurate
scelte coerenti e giuste, capaci di portare finalmente a soluzione un
problema che colpisce i nostri interessi, ma anche il costume di una
intera società e delle istituzioni pubbliche, di cui Lei, Sig.
Presidente è garante supremo, nonché primo rappresentante.
Nel ringraziarla per la cortese attenzione, restiamo in attesa riponendo in Lei la nostra piena fiducia.
I soci della cooperativa Apollo 1, Potenza
Fonte: Basilicata24
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