Per
qualche esponente del PD, fortunatamente pochi e soprattutto di vecchio
stampo, nonché artefici della crisi in cui versa Potenza, l'unico
responsabile del disseto - che sarà discusso e probabilmente dichiarato
nel consiglio comunale convocato per il 20 novembre p.v. - é il Sindaco
Dario De Luca che non avrebbe fatto di tutto per evitarlo.Parole
al vento per avere un minimo di visibilità, anche, interna al proprio
partito, alle spalle di chi trasversalmente lavora per dare trasparenza e
continuità all’azione amministrativa.Fratelli
D'Italia, Popolari per l'Italia e Lista Civica per la Città hanno
creduto e continuano a credere che l'unico in grado di poter salvare il
capoluogo è proprio l'attuale Sindaco, il quale ha il merito di aver
scoperchiato la pentola ed evidenziato incapacità e sprechi, come ha
avuto modo di dire il 30 ottobre u.s. anche il Procuratore della
Repubblica presso la Corte dei Conti.Ora
si cerca di "rivoltare la frittata", volendo far ricadere le
responsabilità su chi, da pochi mesi, ha deciso di mettere nero su
bianco.
Chi vede fantasmi ovunque propone, tra l'altro, soluzioni inverosimili e, pur di fronte ai pareri negativi della "Task Force", del Commissario ad Acta, dell'U.D. bilancio (seppur con numeri leggermente diversi) ed, infine, dei Revisori dei Conti, continua a mistificare la realtà scrivendo che Potenza non ha una situazione debitoria tale da richiederne il dissesto.Addirittura, si insiste sull'inserimento in bilancio di voci che mancano di certezza, liquidità ed esigibilità, requisiti indispensabili per poter lecitamente comparire tra le poste attive.L'esempio classico è quello della sentenza "Macchia Giocoli": è stato evidenziato, dal Commissario Prefettizio e dai revisori (organismi indipendenti e non certo al “soldo” del Sindaco), che da detta sentenza non promana un credito che possa trovare accoglimento nel previsionale, poiché carente dei requisiti di cui al capoverso precedente.Ma vi è di più.Ammesso e non concesso che il deliberato della sentenza sopra richiamata desse vita ad un credito iscrivibile in bilancio, comunque lo stesso non potrebbe essere utilizzato (per ragioni tecnico/contabili) per ripianare i debiti correnti essendo poste da impuntare al patrimonio.Di questa gestione allegra delle finanze pubbliche, la nostra città ne ha già visto e subito le conseguenze.Le hanno viste gli elettori, i revisori e anche il Prefetto. Gli unici che non vedono mai nulla sono coloro che tentano di salvare la propria personale posizione a discapito della collettività.E’ essenziale, se si vuole proseguire in un ottica costruttiva, isolare chi oggi si pone al di fuori di logiche "collaborative".Il dissesto c'è ed é un dato inconfutabile: 66 milioni di euro di debito nel triennio 2014-2016 ne sono la dimostrazione.A prescindere dalle illazioni, De Luca persona serissima - Sindaco scelto dal centro destra e poi al ballottaggio adottato da tutta la città - in nessun caso vorrebbe bere "l'amaro calice" del dissesto e sicuramente non farà, come qualcuno crede, il salto della barricata.Certo è necessario condividere un programma comune per la città ma lo si dovrà fare con coloro che realmente credono nella svolta.E quella parte del Consiglio che oggi sgomita e si lamenta perché sola ed inascoltata, ma che prima silenziosa assecondava spese non sostenibili, deve rassegnarsi a guardare la partita dalle retrovie con tanto di cenere sulla testa per quanto ha fatto fino ad oggi alla nostra città portandola al collasso.Ci sono delle regole e su queste regole va costruito il futuro di Potenza.
Chi vede fantasmi ovunque propone, tra l'altro, soluzioni inverosimili e, pur di fronte ai pareri negativi della "Task Force", del Commissario ad Acta, dell'U.D. bilancio (seppur con numeri leggermente diversi) ed, infine, dei Revisori dei Conti, continua a mistificare la realtà scrivendo che Potenza non ha una situazione debitoria tale da richiederne il dissesto.Addirittura, si insiste sull'inserimento in bilancio di voci che mancano di certezza, liquidità ed esigibilità, requisiti indispensabili per poter lecitamente comparire tra le poste attive.L'esempio classico è quello della sentenza "Macchia Giocoli": è stato evidenziato, dal Commissario Prefettizio e dai revisori (organismi indipendenti e non certo al “soldo” del Sindaco), che da detta sentenza non promana un credito che possa trovare accoglimento nel previsionale, poiché carente dei requisiti di cui al capoverso precedente.Ma vi è di più.Ammesso e non concesso che il deliberato della sentenza sopra richiamata desse vita ad un credito iscrivibile in bilancio, comunque lo stesso non potrebbe essere utilizzato (per ragioni tecnico/contabili) per ripianare i debiti correnti essendo poste da impuntare al patrimonio.Di questa gestione allegra delle finanze pubbliche, la nostra città ne ha già visto e subito le conseguenze.Le hanno viste gli elettori, i revisori e anche il Prefetto. Gli unici che non vedono mai nulla sono coloro che tentano di salvare la propria personale posizione a discapito della collettività.E’ essenziale, se si vuole proseguire in un ottica costruttiva, isolare chi oggi si pone al di fuori di logiche "collaborative".Il dissesto c'è ed é un dato inconfutabile: 66 milioni di euro di debito nel triennio 2014-2016 ne sono la dimostrazione.A prescindere dalle illazioni, De Luca persona serissima - Sindaco scelto dal centro destra e poi al ballottaggio adottato da tutta la città - in nessun caso vorrebbe bere "l'amaro calice" del dissesto e sicuramente non farà, come qualcuno crede, il salto della barricata.Certo è necessario condividere un programma comune per la città ma lo si dovrà fare con coloro che realmente credono nella svolta.E quella parte del Consiglio che oggi sgomita e si lamenta perché sola ed inascoltata, ma che prima silenziosa assecondava spese non sostenibili, deve rassegnarsi a guardare la partita dalle retrovie con tanto di cenere sulla testa per quanto ha fatto fino ad oggi alla nostra città portandola al collasso.Ci sono delle regole e su queste regole va costruito il futuro di Potenza.
Alessandro
Galella, Giuseppe Giuzio (FDI-AN), Franco Morlino (Popolari per
l'Italia), Antonio Vigilante (Lista Civica per la città)
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